|
|
In "barco" sul Rio delle Amazzoni
Viaggio in Brasile: la Leggenda
della Vitòria Règia
Per
raggiungere il municipio di Manicorè, situato a metà strada
tra Manaus e Porto Velho, si viaggia su un "barco" nelle
acque del Rio delle Amazzoni e del suo affluente Rio Madeira.
Nonostante disti solo 330 km in linea d'aria da Manaus, capitale
dell'Amazzonia, occorrono circa due giorni e mezzo per percorrerli.
Il fiume è infatti l'unica via di comunicazione fra i
due luoghi, a parte un piccolo aereo di 12 posti troppo costoso
per gli abitanti del luogo. Mancano completamente strade, o meglio
l'unica strada che univa Manaus a Porto Velho è stata
abbandonata circa 25 anni fa. I tempi di percorrenza si alterano
notevolmente quando il fiume è in secca o in piena o quando
si deve andare contro corrente, dipendendo sempre dalla potenza
del motore e dalla possibilità che la barca ha o no di
viaggiare durante la notte. Il fiume trasporta costantemente
tronchi, rami o interi alberi per cui diventa pericoloso viaggiare
con visibilità ridotta; si costeggia infatti sempre la
costa per non incrociare la corrente contraria o imbattersi in
tronchi o secche.
Benchè andare in barca sia molto precario, è il mezzo più comune
ed economico ed anche il più usato, tanto che le barche viaggiano sempre
stracariche ed i padroni delle linee di navigazione accumulano mercanzie oltre
i limiti permessi e oltre la capacità delle stesse imbarcazioni. Nessuno
si preoccupa delle norme di sicurezza, per cui ogni tanto si ripetono disastri
terribili con numerose vittime; tre anni fa in questo tratto del fiume è affondato
un battello con quasi 200 passeggeri. Diventa spesso impossibile calcolare
il numero esatto dei morti o dispersi perchè non ci sono liste di passeggeri
e chi è non è ricercato da parenti o amici sparisce semplicemente.
Un centinaio di piccoli villaggi sono sparsi lungo le sponde del Rio Madeira,
talora maestoso e placido, quindi mezzo di comunicazione e di vita, altrove
turbolento ed infido, quindi facilmente causa di morte e malattia. Nell'area
di Manicorè vivono circa 45mila abitanti di cui la metà in città.
6860 persone hanno accesso all'acqua e di queste solo 1260 attraverso la rete
municipale. Nella periferia più povera dove non esiste nulla i residenti
si scavano autonomamente e manualmente dei pozzi poco profondi quindi non molto
puliti, mentre le strade non asfaltate si trasformano in pantani e pozzanghere
d'acqua perenni che creano vivai perfetti per zanzare ed insetti e perciò diventano
veicolo di trasmissione di malattie.
Tuttavia il fiume con la sua varietà di pesci è anche e soprattutto
fonte di vita per gli abitanti del luogo e dei villaggi e per le numerosissime
piante che trovano nell'acqua il loro habitat naturale come la Vitòria
Règia che cresce nelle zone più calme del fiume con eleganti
ed immense foglie circolari (possono raggiungere anche due metri di diametro)
da cui spuntano fiori rossi bellissimi. La nascita di questa ninfea è narrata
da una leggenda indigena nota in tutto il Brasile come "Vitòria
Règia".
"I
padri Tupis-Guaranis raccontavano che all'inizio del mondo tutte
le volte che la Luna si nascondeva all'orizzonte scendendo dietro
le montagne andava a riposare con le sue vergini predilette.
Dicevano anche che se alla Luna piaceva una giovane la trasformava
in una stella del Cielo. Naiò, figlia e principessa del
capo tribù rimase impressionata da questa storia. Così una
notte mentre tutti dormivano e la Luna brillava nel cielo, lei
desiderando essere trasformata in stella salì sulle colline
e inseguì la Luna nella speranza di essere vista.
E così fece tutte le notti per molto tempo. Ma la Luna non sembrava
notarla e il suo pianto di tristezza si sentiva in lontanza. Una notte, la
ragazza vide nelle acque limpide di un lago la figura della luna. La poveretta,
immaginando che la luna era venuta per cercarla, si immmerse nelle acque profonde
del lago e non fu mai più vista.
La luna, volle ricompensare il sacrificio della bella giovane e decise di trasformarla
in una stella diversa da quelle che brillano nel cielo. La trasformò pertanto
nella "Stella delle Acque" che è la pianta Vitòria
Règia. Così nacque una ninfea i cui fiori bianchi e profumati
si aprono solamente di notte e al nascere del sole diventano rosati."
Racconto a cura di Marta Rocca
Viaggio in Brasile: acqua, seme
di Dio che crea l'uomo
In
Brasile, i popoli indigeni considerano l'acqua il seme di Dio
che crea l'uomo. Secondo la cosmologia Yoruba, che dall'Africa
si è estesa al Brasile, Yemanjà è la dea
del mare. In Brasile il suo culto è stato reso possibile
da un altro intreccio: quello tra diaspora e sincretismo. Diaspora
causata dagli orrori del colonialismo che ha spostato intere
generazioni di africani dalle loro terre alle Americhe in condizioni
di schiavitù; sincretismo favorito dal dover camuffare
la conversione al cattolicesimo adorando una Madonna che ,
in profondità, era lei: la sensuale dea delle acque.
Oltre al 2 febbraio, giorno a lei dedicato, anche la mezzanotte del 31 dicembre
le appartiene per diritto cosmologico e per piacere rigenerativo. Infatti,
in quel momento non solo il tempo, ma anche ognuno di noi un po' muore e nel
medesimo istante rinasce. E proprio in questo momento incerto, in cui passato
e futuro oscillano nel presente, è dolce rendere omaggio a lei, la dea
delle acque e dell'amore. L'acqua è Yemanjà e desiderio. Il piacere
fluidifica il corpo e l'individuo è purificato ed eccitato nello stesso
momento. Il pensare è un pensare liquido. Anche i concetti, strappati
dal vocabolario, si fanno liquidi e sfidano ogni sedentaria classificazione.
L'acqua non deve essere la metafora della purezza (termine regressivo e denso
di concezioni autoritarie): bensì di scorrimenti cognitivi, di fluidità individuali,
di liquidità concettuali.
Viaggio in Brasile:
Rio Madeira e la Gethal Amazonas
Un
centinaio di piccoli villaggi di riberinhos (abitanti della riviera)
sono dispersi lungo le sponde del Rio Madeira e le imbarcazioni
che lo attraversano sono mezzi di trasporto per la popolazione
dell'Amazzonia ma anche per il legname sradicato dalla foresta.
Ogni anno la Gethal Amazonas, multinazionale di proprietà prevalentemente
tedesca, taglia migliaia e migliaia di alberi ed esporta legname
in Nord America e in Europa. In quello che è noto come
il polmone verde del mondo, dove si racchiude un patrimonio biologico
inestimabile, migliaia di vite vegetali, che dovrebbero assicurare
la continuazione della vita sulla terra, vengono strappate via.
La Gethal è una delle due imprese forestali brasiliane
che ha ottenuto la certificazione FSC (Forest Stewardship Council),
quindi teoricamente è una azienda forestale a gestione
sostenibile che produce legname e derivati "certificati" ma
nella pratica è già stata multata per illegalità.
Ho potuto visitare la Gethal, vedere come lavora e toccare con mano che, a
dispetto di ciò che sbandiera il cartello di certificazione, di sostenibile
e di etico c'è ben poco. Dopo un viaggio in battello per raggiungere
il luogo dove opera la Gethal mi hanno condotto con un camion su una lunga
strada che "taglia" in due la foresta. A destra e sinistra enormi
alberi di mille specie diverse e lungo la strada centinaia di farfalle che
volano in cielo quasi a cercare di ricordare l'armonia che regna in quel luogo
e che viene distrutta dall'uomo. L'area era di proprietà di un uomo
ricco brasilano che a seguito di un lauto compenso da parte dello Stato ne
ha concesso alla Gethal l'utilizzo per la deforestazione. Ci fermiamo in un
campo base dove vivono i 200 lavoratori della Gethal. Solo il 2% degli introiti
della Gethal va alla popolazione locale sottoforma di salari e vendita dei
prodotti naturali, mentre molti potrebbero essere i benefici sia a livello
nazionale, provenienti dai "servizi forestali" (protezione dell'erosione,
regolazione delle acque, turismo), sia a livello globale (conservazione della
biodiversità, opportunità di ricerche scientifiche). Nel campo
base mi è stato spiegato il modo di lavorare della Gethal e di preservare
la natura: tutti gli alberi vengono mappati ed esiste un metodo di pianificazione
del taglio per stabilire quale pianta debba essere tagliata, in modo da farla
cadere senza fare troppi danni all'habitat circostante, e quale ripiantata
così preservando l'equilibrio dell'ecosistema. Ma questo lavoro legale è solo
una facciata dietro alla quale si nasconde quello che in realtà la Gethal è:
un'impresa dal guadagno rapido e facile che svolge in realtà un lavoro
molto più grande di deforestazione illegale, abusiva e quindi ancora
più distruttiva. Mi hanno raccontato che vengono tagliati solo 4 o 5
alberi per ettaro, mentre ho visto cataste e cataste di tronchi sui bordi della
strada, pronti da portare via, che, se sopraggiungeva la pioggia e li bagnava
troppo a lungo, venivano lasciati lì a marcire perché non erano
più buoni. Dopo queste belle parole mi sono addentrata ancora di più nella
foresta per assistere all'operazione del taglio. Al tonfo della caduta dell'albero
che porta a terra con sè centinaia di alberi più piccoli sono
rimasta ammutolita ed emozionata come se fosse morta una vita umana. La base
del tronco appena tagliato era ancora bagnato di linfa come se stesse piangendo.
Successivamente mi è stato mostrato la fase del trasporto dei tronchi
che avviene con delle ruspe le quali per arrivare all'albero tagliato da portare
via si fanno strada nella foresta distruggendo tutto. Noto che la scortecciatura
dei tronchi dovuta al trasporto dell'enorme pinza meccanica mette a nudo una
corteccia di un livello inferiore di colore rosso sangue.
I tronchi, dai punti di raccolta, vengono poi caricati su un camion e infine
sulle imbarcazioni che percorrono le acque del fiume trasportandoli come se
fossero carri funebri verso i centri di smistamento di Manuas, capitale dell'Amazzonia.
Un tempo le foreste coprivano metà della terra, oggi coprono solo un
quarto della superficie del pianeta, quindi metà della copertura forestale
originaria è andata perduta, per lo più negli ultimi 30 anni.
Solo in Amazzonia dall'agosto 2001 all'agosto 2002 sono scomparsi 25.476 kmq
di foresta (2° record negativo dopo il 1978). Fortunatamente lo sfruttamento
razionale e sostenibile delle risorse forestali è possibile senza causare
danni permanenti all'ecosistema e soprattutto esistono spinte volte ad invertire
il trend della deforestazione verso uno sviluppo sostenibile. La Selva Amazzonica,
per le sue caratteristiche uniche di riserva biotica e il valore delle sue
foreste pluviali, rappresenta l'habitat ideale per mettere alla prova le ipotesi
di sviluppo sostenibile. Inoltre il Brasile si è impegnato a raddoppiare
la quota di foresta amazzonica protetta (attualmente 57.000 kmq) nei prossimi
10 anni.
E' stato proprio l'assistere impotente a tanta assurdità, che mi ha
fatto vedere più chiaramente l'ingordigia dell'uomo in cerca di benessere
ad ogni costo. Uomo che senza alberi, animali ed acqua morirebbe di solitudine,
oltre che non potrebbe respirare e vivere. Anche i Kayapò ("il
popolo che venne dall'acqua"), una delle poche comunità di Indios
(circa 4000 persone) che abitano la foresta amazzonica arroccati in villaggi
isolati, senza acqua e foresta non potrebbero esistere e sopravvivere. Nella
visione indigena la terra non è solo un mezzo per sopravvivere, è'
lo spazio in cui si elabora la cultura, si vivono le tradizioni religiose,
si tessono i rapporti con Dio, con l'altro e con la natura. La terra è la
madre che alimenta tutti i suoi figli.
Racconto a cura di Marta Rocca
|
|