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Zambia: le Victoria Falls

Le Victoria Falls sono una di quelle cose impossibili da descrivere con aggettivi e parole, comunque uno spettacolo indimenticabile. In quel punto il fiume Zambesi, il quinto fiume africano, lungo 2600 chilometri, a circa metà del tratto che segna il confine tra Zambia e Zimbabwe, compie una brusca virata verso sud, precipitando dal suo ampio letto in una stretta gola, profondamente incisa nell'altipiano. Le Cascate Vittoria, chiamate così da Livingstone in onore della sua regina, sono alte dai 100 ai 110 metri, larghe 1700 metri ed hanno una portata d'acqua che in questo periodo, alla fine della stagione delle piogge (maggio), può raggiungere i 5 milioni di metri cubi di acqua al minuto. Il suono emesso dalle cascate è di una potenza inimmaginabile; grandi nuvole di acqua e vapore le sovrastano perennemente, oscurandone a tratti la vista; gli spruzzi di acqua ti raggiungono un chilometro a valle! La passeggiata nella parte in territorio zambiano, in corrispondenza delle Eastern Rapids, ti consente di avvicinarti molto, tanto da essere bagnato completamente dai getti di acqua. Risalendo verso la sommità, dove lo Zambesi precipita nel vuoto, si coglie tutta la potenza delle rapide, ignorate tuttavia da un elefante, che è riuscito a guadare uno dei bracci del fiume e ad arrivare su una piccola isola, per mangiare degli arbusti.


Ai piedi delle cascate si trova la foresta pluviale, alimentata perennemente da grandi quantità di acqua. Camminiamo tra piante equatoriali e liane, attorniati da famiglie di babbuini pacifici ed indifferenti alla nostra presenza, salamandre ed uccelli sconosciuti. La meta è il "boiling pot", un'insenatura del canalone nel quale si getta l'enorme massa d'acqua delle cascate, con vortici e correnti che ricordano quelle di un girone dantesco. La gola rocciosa nella quale si getta lo Zambesi dopo il grande salto è attraversata da un ponte che ha fatto storia, fatto costruire nel 1900 da Cecil John Rhodes, colui che creò e governò lo stato della Rhodesia (l'ex nome dell'attuale Zimbabwe) con pugno di ferro e commise crimini ai danni dei neri che hanno pochi eguali nella storia africana. Il ponte fu concepito e costruito ad una distanza dalle cascate tale che i treni che lo attraversavano dovevano essere necessariamente bagnati dall'acqua (siamo a quasi un chilometro di distanza). In effetti è così e lo constatiamo facendo un salto fino al posto di frontiera, al di là del ponte. Nel frattempo qualche pazzo si getta dal ponte nella gola sottostante, fino a pochi metri dalle grandi rapide, con il base jumping; non avevano invece la corda legata intorno al corpo le decine di schiavi neri che precipitarono nel vuoto durante i lavori forzati per la costruzione del ponte...

Racconto a cura di Andrea Speranza

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