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Viaggio in Brasile: Acqua, seme di Dio che crea l'uomo

In Brasile, i popoli indigeni considerano l'acqua il seme di Dio che crea l'uomo. Secondo la cosmologia Yoruba, che dall'Africa si è estesa al Brasile, Yemanjà è la dea del mare. In Brasile il suo culto è stato reso possibile da un altro intreccio: quello tra diaspora e sincretismo. Diaspora causata dagli orrori del colonialismo che ha spostato intere generazioni di africani dalle loro terre alle Americhe in condizioni di schiavitù; sincretismo favorito dal dover camuffare la conversione al cattolicesimo adorando una Madonna che , in profondità, era lei: la sensuale dea delle acque.
Oltre al 2 febbraio, giorno a lei dedicato, anche la mezzanotte del 31 dicembre le appartiene per diritto cosmologico e per piacere rigenerativo. Infatti, in quel momento non solo il tempo, ma anche ognuno di noi un po' muore e nel medesimo istante rinasce. E proprio in questo momento incerto, in cui passato e futuro oscillano nel presente, è dolce rendere omaggio a lei, la dea delle acque e dell'amore. L'acqua è Yemanjà e desiderio. Il piacere fluidifica il corpo e l'individuo è purificato ed eccitato nello stesso momento. Il pensare è un pensare liquido. Anche i concetti, strappati dal vocabolario, si fanno liquidi e sfidano ogni sedentaria classificazione. L'acqua non deve essere la metafora della purezza (termine regressivo e denso di concezioni autoritarie): bensì di scorrimenti cognitivi, di fluidità individuali, di liquidità concettuali.

 

 

 


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