Repubblica
Democratica del Congo (RDC) - Situazione Politica
La Repubblica Democratica
del Congo è uscita da pochi mesi da una lunga guerra,
cominciata nel 1996 e combattuta sul suo territorio dagli
eserciti di 6 nazioni africane, per il controllo delle ricchissime
risorse minerarie e petrolifere del paese. Il Dialogo Intercongolese
ha portato all'elaborazione all'accordo di pace "globale
e inclusivo" di Pretoria (17 dicembre 2002) e all'approvazione
della Costituzione della Transizione. Nell'aprile 2003 si
è installato un Governo di Transizione a Kinshasa,
che accoglie al suo interno esponenti del regime di Joseph
Kabila, della società civile, dell'ex opposizione
e dei principali gruppi guerriglieri, sia quelli filogovernativi
sia quelli che hanno combattuto per conto di Ruanda e Uganda
dall'agosto 1998 in poi.
Il Presidente della Repubblica
è rimasto Joseph Kabila, figlio di Laurent Désiré
Kabila, che nell'aprile 1997 pose fine alla più che
trentennale dittatura di Mobutu Sese Seko e che fu assassinato
a Kinshasa nel gennaio del 2001, quando gli succedette il
figlio Joseph. La complicatissima formula politica elaborata
prevede 4 vicepresidenti, esponenti del partito kabilista,
dell'opposizione non armata e dei 2 principali ex gruppi
di ribelli armati, il MLC (Mouvement de Liberation du Congo)
di Jean Pierre Bemba e la milizia filo-ruandese RCD- Goma
(Rassemblement Congolais pour la Démocratie).I ministeri
e le regioni militari sono stati anch'esse divisi tra le
fazioni in lotta negli ultimi 5 anni. E' stato nominato
un Parlamento Nazionale ed il processo di democratizzazione
del paese prevede nella seconda metà del 2005 le
prime elezioni libere del paese dal 1960, che eleggeranno
il Nuovo Parlamento Nazionale, il quale designerà
il nuovo governo.
La comunità internazionale
monitora il fragilissimo equilibrio raggiunto in RDC attraverso
la CIAT (Comité International d'Appui à la
Transition). Le Nazioni Unite hanno rafforzato la loro presenza
nella provincia nord-orientale dell'Ituri (teatro fino a
pochi mesi fa di sanguinosi scontri), nel Nord e nel Sud
Kivu, attraverso la missione della MONUC II (Mission des
Nations Unies au Congo). Una Risoluzione del Consiglio di
Sicurezza dell'ONU ne ha esteso il mandato, trasformandola
in una Peace Enforcement Mission; è composta da 10.800
unità. Una Conferenza Internazionale sulla pace,
la sicurezza, la democrazia e lo sviluppo della Regione
dei Grandi Laghi è in fase di preparazione da parte
dell'ONU. Ingenti fondi sono stati messi a disposizione
al paese dal FAD (Fondo Africano per lo Sviluppo), il PNUD
(Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo) e il Club
di Parigi, oltre che dai governi di alcuni stati europei
(Belgio e Francia in primis). Si calcola tuttavia che ad
oggi i 2/3 del bilancio della RDC sono destinati al Servizio
del Debito Estero, valutato in circa 11 miliardi di US$.
Repubblica
Democratica del Congo (RDC) - La difficile Transizione
A Kinshasa, dopo mesi di trattative,
si è instaurato il nuovo Governo di Transizione,
i cui ministri hanno prestato giuramento davanti al Presidente,
Joseph Kabila, nell'agosto 2003. I quattro vicepresidenti
nominati sono: - Jean Pierre Bemba, Presidente del Mouvement
de Libération du Congo (MLC); - Azarias Ruberwa,
Presidente del Rassemblement Congolais pour la Démocratie
(RCD-Goma), la milizia filo-ruandese ; - Abdoulaye Yerodia
Ndombasi, in rappresentanza del Governo precedente; fu un
ex compagno d'armi ed ex ministro degli esteri di Laurent
Désiré Kabila; - Arthur Z'ahidi Ngoma, in
rappresentanza dell'opposizione civile non armata. Il Governo
Transitorio non prevede la figura di Primo Ministro, le
cui veci sono fatte dal Presidente della Repubblica. Secondo
la Nuova Costituzione Provvisoria, i 36 ministri ed i 25
vice-ministri sono ripartiti equamente tra la compagine
governativa e i due ex principali gruppi di guerriglia,
il MLC e il RCD-Goma (7 Ministri e 4 Viceministri per ognuno
dei due principali gruppi armati), mentre anche gli altri
gruppi dell'opposizione politica e civile e dell'opposizione
armata hanno ottenuto portafogli importanti.
Il primo luglio 2003 Joseph
Kabila ha nominato i membri del Governo di Transizione.
I ministeri principali sono stati divisi tra gli esponenti
del vecchio governo e quelli dell'opposizione armata.I kabilisti
hanno ottenuto tra gli altri gli Interni, la Decentralizzazione
e la Sicurezza, la Finanza, l'Energia e l'Industria. Al
RCD-Goma sono andati la Difesa, la Smobilitazione e i Veterani
di Guerra, l'Economia, i Parastatali e le Telecomunicazioni.
Il MLC di Bemba si è aggiudicato gli Esteri, la Cooperazione
Internazionale, il Budget, e la Pianificazione. Tra i gruppi
che sono stati inclusi nel Governo ci sono anche i guerrieri
Mayi Mayi (vicini a Kabila), che hanno ricevuto due ministeri,
quello dell'Ambiente e quello dell'Agricoltura.Una delle
dispute maggiori ha riguardato la nomina dei generali e
dei comandanti del Nuovo Esercito Nazionale, che è
formato dai componenti del vecchio governo e dai maggiori
gruppi dell'opposizione armata. Al termine di estenuanti
trattative, ex-governo, MLC e RDC si sono spartiti il comando
delle varie armi. Capo di stato maggiore è stato
nominato un Generale appartenente all'ex governo di Kinshasa;
le forze di terra sono sotto il comando di un'esponente
del RDC-Goma; le forze navali sono guidate da un uomo del
MLC; l'aviazione è controllata da un generale kabilista.Quanto
alle regioni militari in cui è stato diviso l'immenso
paese, generali dell'ex governo sono stati nominati a capo
di 3 regioni, esponenti del MLC e del RCD-Goma ne dirigono
2 a testa, una a testa sono andate a RCD/Kisangani ML (Mouvement
de Liberation), RCD-National e alle milizie Mayi Mayi.
La prima riunione del Parlamento
di Transizione, a cui hanno partecipato membri di tutti
i partiti partecipanti al Dialogo Intercongolese, dell'ex
governo di Kinshasa, dell'opposizione politica disarmata,
della società civile e dei principali gruppi guerriglieri
di ribelli all'ex governo, si è tenuta il 25 agosto
scorso. Il Parlamento è composto dall'Assemblea Nazionale
(500 membri, presieduta da un esponente del MLC) e dal Senato
(120 membri, presieduto da un esponente della società
civile). Tra le primissime leggi che saranno varate dal
Nuovo Parlamento, c'è in cantiere un'amnistia generale
per quanto riguarda gli immani crimini commessi nel corso
della guerra durata 5 anni, che farebbe comodo a tutte le
parti in causa. Le prime elezioni libere dal 1960 dovrebbero
essere tenute nel corso degli ultimi mesi del 2005 ed eleggeranno
il nuovo Parlamento Nazionale ed il Nuovo Governo.Sul piano
politico, tuttavia si nota ancora l'esistenza di due poli
di decisione: il governo di Kinshasa e gli esecutivi degli
ex movimenti ribelli. Benché trasformati in partiti
politici, questi ultimi si impadroniscono del monopolio
della gestione dei territori prima sotto il loro controllo.
Sul piano della sicurezza,
si notano ancora difficoltà per quanto riguarda l'unificazione
e l'integrazione dell'esercito nazionale. I diritti umani
sono ancora violati su grande scala, soprattutto nelle campagne
e ai danni delle donne e dei minori. La comunità
internazionale monitora ed incoraggia i passi del traballante
nuovo governo, tramite la CIAT (Comité International
d'Appui à la Transition) ed il supporto logistico
delle Nazioni Unite, presente nel paese attraverso la MONUC
(Mission des Nations Unies au Congo). Il governo olandese
ha donato 1 milione di dollari alle nuove Istituzioni, quello
belga 500 mila Euro.Nonostante gli accordi di pace e l'instaurazione
del nuovo Governo di Transizione, la guerra non è
cessata. Nel Kivu (la regione ad est del paese) e in Ituri
si susseguono scontri sanguinosi tra diversi gruppi etnici,
che coinvolgono la popolazione civile. In Ituri la situazione
è di stallo. I cinque principali gruppi armati che
si sono scontrati nella regione negli ultimi anni, provocando
50.000 morti e mezzo milione di sfollati, si sono recentemente
impegnati a Kinshasa, davanti al nuovo Governo, ad un cessate
il fuoco completo, a collaborare con il nuovo Governo ed
hanno accettato il principio dell'integrità della
Repubblica, su sui si fondano i presupposti del Dialogo
Intercongolese, che nel dicembre 2002 ha portato alla elaborazione
della Nuova Costituzione. In cambio chiedono che i loro
rappresentanti vengano in qualche modo coinvolti nell'Amministrazione
della Provincia e che i membri dei vari gruppi armati siano
cooptati all'interno del Nuovo Esercito Nazionale, in corso
di formazione. La situazione a Bunia, il capoluogo dell'Ituri,
è molto tesa.
Le truppe inviate dall'UE
(la "Missione Artemis", 1500 uomini) su richiesta
del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, in seguito ai massacri
scoppiati dopo il 7 maggio 2003, data del ritiro delle truppe
ugandesi dal territorio dell'Ituri, a comando francese (a
cui hanno partecipato contingenti belgi, britannici, portoghesi
e svedesi) ha portato a termine il suo mandato (3 mesi,
da giugno a fine agosto 2003). La missione Artemis ha fatto
spazio ai soldati della nuova missione delle Nazioni Unite,
la MONUC II, operativa dal 1° settembre 2003. Tale missione
prevede l'invio e la permanenza a Bunia di 4.700 uomini
dei contingenti di Uruguay, Nepal, Pakistan e Bangladesh,
che avranno anche l'appoggio di elicotteri da combattimento
indiani, nell'ambito di una missione di Peace-Enforcement.
Ciò significa che, a differenza dei loro predecessori
della MONUC I (e della Missione Artemis) essi potranno utilizzare
la forza non soltanto per legittima difesa ma anche per
prevenire violazioni di diritti umani e del diritto umanitario
internazionale nei confronti della popolazione civile. Già
i primi episodi di scontri armati tra pattuglie della MONUC
e gruppi armati locali provengono dal Kivu. Le forze della
MONUC II hanno inoltre il mandato di estendere la loro presenza
anche nei dintorni di Bunia, nella foresta in cui i più
gravi massacri sono stati perpetrati ai danni della popolazione
civile negli ultimi mesi e dove i contingenti internazionali
non avevano il mandato per agire.Una recente risoluzione
del Consiglio di Sicurezza ha prorogato la MONUC fino al
30 luglio 2004, rafforzandone sia il contingente (10.800),
sia il mandato. La MONUC, diretta dal diplomatico statunitense
William Swing, è dislocata, oltre che in Ituri, anche
in Nord e Sud Kivu, la zona al confine con il Ruanda dove
si è combattuto aspramente negli ultimi 5 anni. Le
agenzie di stampa riferiscono di numerosi scontri tra i
caschi blu e diversi gruppi armati (il 12 febbraio scorso
un osservatore ONU keniano è stato ucciso).La MONUC
ha tra gli altri compiti, quello di eseguire il programma
di "Disarmo, smobilitazione e reintegrazione dei combattenti
congolesi".
Per approfondimenti sulla
situazione in RDC e in particolar modo nella Provincia dell'Ituri
(che si trova nel nord-est del paese, confinante con Uganda
e Sudan), si può consultare il sito dell'IRIN
(United Nations Integrated Regional Information Network)
e quello di Relief.
Per il testo completo della Costituzione Provvisoria della
Repubblica Democratica del Congo: www.dfa.gov.za
Per approfondimenti sugli avvenimenti politici degli ultimi
cinque anni in RDC, consigliamo l'ottimo saggio di Colette
Braeckman, giornalista belga: "Les nouveaux prédateurs.
Politique des puissances en Afrique centrale", Fayard,
gennaio 2003.
A cura di Andrea Speranza. Per contatti: progetti@finisterrae-onlus.org